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Da buona milanese, il dubbio che qualcuno non conoscesse il termine schiscetta non si era mai insinuato nella testa; ma ho scoperto, con stupore, che non tutti conoscono tale parola. Iniziamo quindi proprio da qui.
Schiscetta deriva dal verbo schisciare, cioè schiacciare, perché per chiudere il portavivande si deve premere il suo contenuto.

Nel resto d’Italia è conosciuta come “gamella”, termine francese con cui si descriveva la scodella di legno o di latta dove i soldati e i marinai mangiavano il rancio. Ma c’è chi sostiene che la gamella derivi dal latino camella (tazza, coppa, vaso per bere) e che la sua radice la si può ritrovare anche nello spagnolo gamella. Col nome “gavetta” si ritorna invece ai tempi degli operai nelle fabbriche e dei muratori nei cantieri: è composta generalmente di due pezzi che si incastrano tra di loro, un contenitore che può fungere da ciotola o da pentolino e un coperchio che può servire da piatto.

Venire dalla gavetta, era sinonimo di condizione socialmente umile o di un livello basso di carriera. Oggi non è così. La schiscetta non è più riservata solo a quella classe di moderni servi della gleba. E’ vero, per alcuni è ancora una necessità ed un modo per risparmiare, ma per altri è una vera e propria religione, un’arte raffinatissima.

Ma come nasce la schiscetta? Ci piace pensare che la storia sia quella citata da un’articolo del “Corriere della Sera.it” nel luglio 2008: “La schiscetta deve la sua nascita ad una portinaia di uno stabile, in via Leonardo a Milano. Una portinaia d’ingegno che ha inventato la prima schiscetta di condominio, intuendo la voglia di risparmio in tempi di crisi economica. Dalla sua postazione (tra l’androne e le entrare di molti uffici, ultimo arrivato l’editore Cairo, prima c’era Vogue), controllava il passaggio. Conosceva molto bene le abitudini degli impiegati. Lei ha offerto un servizio, utilizzando la sua cucina. Funziona così. L’impiegato tal dei tali sceglie il piatto. Il giorno dopo la signora Lella consegna a domicilio il cibo (6-8 euro), avvolto nel cellofan. Direttamente sulla scrivania.”

Oggi sempre più impiegati utilizzano i ticket restaurant per fare la spesa anziché per uno squallido panino e, ogni mattina, riempiono la loro schiscetta per poi consumarla durante la pausa pranzo in ufficio.
“Lunchbox” negli Stati Uniti, “Bentobako” nell’estremo Oriente, “Quentinha” (che significa “caldina” proprio perché è un contenitore che mantiene i cibi caldi) in Brasile o ancora “Doggybag” in quel di Londra; questi sono solo alcuni termini usati nel mondo per definire non un semplice pasto sulla scrivania ma un vero e proprio stile di vita.

Che Schiscia è curiosa di sapere quali altri termini si usano in italia e nel mondo per definire la “milanese” schiscetta. Dì la tua commentando questo post.

Foto da: www.goodwp.com